
INDICE
Prefazione dell’Autore
Ringraziamenti
Introduzione storica
Tabella Gerarchica del Corpo Nazionale
Tabella dei Corpi Provinciali dei Vigili del Fuoco 1939 - 1961
CAPITOLO UNO
Uniformi del periodo comunale e relativi approfondimenti
CAPITOLO DUE
I distintivi dei concorsi pompieristici
CAPITOLO TRE
L’uniforme suggerita dalla
Federazione Tecnica Pompieri d’Italia 1935 – 1939
CAPITOLO QUATTRO
I copricapo 1939 – 1945
CAPITOLO CINQUE
Le uniformi 1939 – 1945
CAPITOLO SEI
Le mostreggiature 1939 – 1945
CAPITOLO SETTE
Buffetterie, equipaggiamenti ed armamenti 1939 – 1945
CAPITOLO OTTO
Materiale Cartaceo
(Tessere, Attestati, Cartoline, etc… etc…) 1939 – 1945
CAPITOLO NOVE
Breve viaggio nelle tenute del dopoguerra 1945 – 1965
CAPITOLO DIECI
Il Genio Pompieri del Regio Esercito Italiano
CAPITOLO UNDICI
Circolari ministeriali
BIBLIOGRAFIA
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Alessandro Mella
UNIFORMI E DISTINTIVI DEI VIGILI DEL FUOCO
1900-1965
192 pp.,
interamente illustrato a colori,
16,5 x 24 cm, € 25,00
Molti di coloro che si accosterrano a questo lavoro, saranno probabilmente pompieri od appassionati del settore con una conoscenza di base del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Tuttavia altri potrebbero non avere quella familiarità necessaria a capire parte dei contenuti di questo testo. Per questa ragione ritengo doveroso spendere qualche riga a riguardo.
Il passaggio dei Corpi Pompieri comunali, molto eterogenei tra loro, ad una organizzazione di tipo nazionale fu graduale. Grande merito va riconosciuto alla Federazione Tecnica dei Corpi Pompieri che a fatica tentò più volte di omogeneizzare i Corpi affiliati per dare loro un minimo di coordinamento ed omogeneità.
Con la creazione nel 1935 della prima organizzazione nazionale pompieristica, la Federazione suggerì anche il nuovo modello di uniforme da utilizzare. Si iniziava un grande cammino guidato in un primo tempo dall’Ispettore Console Generale Gaetano Le Metre.
Nel 1938 il Corpo Nazionale era praticamente già operativo pur trovando una concreta nascita con il R.D. n. 333 del 1939 poi migliorato e concretizzato con la legge n. 1570 del 27 dicembre 1941.
Il centro vitale del Corpo era la Direzione Generale dei Servizi Antincendi allora gestita dal Prefetto Alberto Giombini, il vero papà dei Vigili del Fuoco d’Italia, colui che aveva sostituito Le Metre chiamato al servizio diretto di Casa Savoia.
Presso ogni capoluogo era sito un Corpo Provinciale identificabile da un numero assegnato secondo l’ordine alfabetico (fatta eccezione per Roma che nel 1941 cederà il numero 73 ad Agrigento ed acquisirà il numero 1 più consono al suo ruolo di “capitale dell’Impero”).
Ogni Corpo era dotato in genere di una sede centrale o comando e di un numero vario di distaccamenti permanenti e volontari, più a seconda delle necessità, squadre e distaccamenti portuali o di montagna.
I Corpi provinciali erano ulteriormente suddivisi in categorie d’importanza a seconda della densità di popolazione, delle aree industriali ed in genere dei rischi naturali od artificiali.
Erano ad esempio comandi di prima categoria, Torino densamente abitata ed altamente industrializzata, Milano e Roma per le medesime ragioni, nonchè Genova e Palermo per l’enorme e significativo traffico navale sia militare che commerciale.
Il grado del comandante del Corpo era quindi in genere corrispondente alla categoria del Corpo; ad Alessandria per esempio comandava il Geom. Negri, ufficiale di terza classe, e la città piemontese era appunto un corpo di terza categoria.
Vale la pena ricordare che i Vigili del Fuoco furono uno dei Corpi più curati dal regime giacchè particolarmente apprezzati ed amati dallo stesso Mussolini, tenuto sempre al corrente di tutto da Guido Buffarini Guidi sottosegretario agli Interni e poi ministro nella R.S.I.
Il Duce non mancò mai di elogiarne l’opera e presenziò alla manovra di Piazzale di Siena a Roma nel 1939, ed alla cerimonia di inaugurazione delle Scuole Centrali Antincendi alle Capannelle.
All’indomani dell’armistizio del drammatico 8 settembre 1943, il Corpo si spaccò in due, uno al Centro Nord sotto il controllo della DGSA della Repubblica Sociale Italiana a cui il Giombini aveva aderito, e l’altro sotto il controllo del Regno del Sud, ma soprattutto delle autorità militari alleate che lasciarono comunque grande autonomia all’Ing. E. Colangelo. Nel nord diversi Vigili del Fuoco scelsero di partecipare alla resistenza.
Al termine del conflitto spetterà al Corpo nazionale aiutare ancora la popolazione a ricominciare a camminare ed a guardare al proprio futuro.
Tuttavia le operazioni di “guerra” si concluderanno solo quando il Corpo di Trieste terminò il recupero delle vittime delle foibe a suo tempo iniziato dal Corpo di Pola.
Ai Vigili del Fuoco resterà ancora il ricordo malinconico e doloroso dei tanti caduti, mai dimenticati, i cui figli saranno curati e cresciuti nell’apposito istituto di Villa Bellavista a Borgo a Buggiano, dove nel 1940 il Ministero aveva installato una casa per il riposo dei pompieri intitolata a “Tullio Baroni”.
Con la fine del conflitto si aprì quindi per l’Italia una nuova era in cui ricostruire un Paese ridotto in macerie. I Vigili del Fuoco non restarono insensibili a questo clima e fecero del loro meglio per consentire al Corpo di riprendere al meglio la sua opera preziosa, tanto che nel 1951 furono in grado di affrontare con eroismo eccezionale la prima grande calamità dell’Italia moderna con il drammatico momento alluvionale vissuto dalla popolazione del Polesine. Furono anni ruggenti, ma anche dolorosi con il dramma del Vajont o l’alluvione di Firenze del 1966.
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