Sabato 4 aprile, presso la Sala delle Capriate all’Oratorio de’ Disciplinanti di Santa Caterina in Finalborgo (SV), durante la Festa del Gruppo Alpini di Finale Ligure, si è svolta la consegna dei riconoscimenti del Premio di cultura e vita alpina “Generale di Divisione Amedeo De Cia”.
Il Premio, istituito dal Dott. Ing. Alberto De Cia per onorare la memoria del padre, il Generale di Divisione Amedeo De Cia, nato a Gerace Marina (Calabria), ma discendente di una famiglia originaria del Finalese (Calice Ligure), viene assegnato annualmente a persone, in armi o in congedo, che in Italia o all’estero si siano distinte nel ricordare e tramandare, specie alle nuove generazioni, i valori degli Alpini. Il Premio è esteso ad enti ed associazioni legate al mondo alpino che operino nell’ambito del volontariato.
Il nostro Carlo Cucut è stato premiato per l’opera di ricerca storica tesa a valorizzare ed esaltare il Reggimento Alpini Tagliamento posto a difesa dei confini orientali d’Italia - Penne Nere sui confini orientali.

PenneNere

INDICE

Dedica
Ringraziamenti
Prefazione
Presentazione
Fonti
Credenziali
Contesto storico alla data dell’8 settembre
Situazione nel Friuli Venezia Giulia
Costituzione del Rgt. Alpini “Tagliamento”
Reparti
Storia del Reggimento
Storia della CCR e del Gruppo “Montenero”
Storia del I Btg. “Isonzo”
Storia del II Btg. “Vipacco”
Storia del III Btg. “Natisone”
La fine delle ostilità
Inno alla gloria dei vinti
I Comandanti
I protagonisti
Personale Femminile in servizio presso il Reggimento
I Caduti
L’eccidio dei Carabinieri di Bretto Inferiore
Armi
Automezzi
Uniformi, fregi e mostrine
Associazione Reduci Rgt. Alpini “Tagliamento”
Altri Reparti “Tagliamento”
Comparazione gradi F.A.-G.N.R.-Werhmacht-SS
Abbreviazioni e sigle
Toponomastica italiana-slava
Album fotografico
Conclusioni
Bibliografia

Carlo Cucut
PENNE NERE SUL CONFINE ORIENTALE

Storia del Reggimento Alpini "Tagliamento" 1943-1945
382 pagine, oltre 200 foto in b/n, 16,5x24, brossura, € 30,00
- ESAURITO -

Dalla PRESENTAZIONE DELL'AUTORE
Da quando ho iniziato ad interessarmi delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, sono sempre rimasto molto incuriosito dal Reggimento Alpini “Tagliamento”, un reparto anomalo nel panorama delle composite forze militari della R.S.I., che lo faceva emergere per quelle connotazioni estremamente particolari che risaltavano dalle scarne notizie ad esso relative.
Ad oltre 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale non è semplice cercare di inquadrare e spiegare quelle motivazioni che furono alla base della nascita del Reggimento, soprattutto perché sono andati via via sempre più scemando quei valori che, dal primo dopoguerra fino all’inizio del secondo conflitto mondiale, erano stati alla base della educazione di intere generazioni, uscite vincitrici da una guerra difficile e dolorosa, che per la prima volta, dopo secoli di lotte, potevano finalmente dire di appartenere ad una Nazione unita e dai confini ben delimitati.
Non è intenzione di questo libro discutere se il merito della scoperta di certi valori sia da attribuirsi al Fascismo ed al suo atteggiamento, molte volte anche più scenografico che reale, ma senza dubbio parole come Patria, Onore, Bandiera, è indubbio che nel Ventennio acquisirono un valore personale e collettivo che mai in Italia avevano avuto. E’ chiaro quindi che, l’esaltazione di certi valori, la loro ostentazione, la ritualità collettiva delle manifestazioni, la cura nel favorire il patriottismo, l’utilizzo della scuola per favorire l’indottrinamento, sono stati alla base dell’educazione di quei giovani che poi, trovandosi alla data dell’8 settembre 1943, hanno effettuato quella scelta che ne ha certamente influenzato il futuro. Ma nel caso specifico si sono evidenziate anche altre motivazioni a carattere prettamente locale, difficilmente individuabili in altri contesti, motivazioni che poi sono emerse prepotentemente in tutta la loro gravità e brutalità negli anni ’90 con la disgregazione della ex Jugoslavia. Senza dimenticare il comportamento delle autorità tedesche che, certamente a causa del voltafaccia della Monarchia, non avendo più fiducia degli Italiani e memori della ancora recente dominazione austriaca del territorio, con una decisione dalle pesanti implicazioni politiche, anche se motivata dalla necessità militare, di fatto estromisero il Friuli, l’Istria e la Dalmazia dalla giurisdizione de facto della R.S.I. con la costituzione della Operationszone Adriatisches Kustenland – OZAK.
Furono quindi tutta una serie di motivazioni, molte volte anche in contrasto tra loro, alla base della nascita del Reggimento, nascita che però, senza la decisiva presenza del Col. Zuliani e l’appoggio incondizionato dell’On. Pisenti, di Monsignor Biasutti e di Monsignor Baldassi, portavoce dell’Arcivescovo Nogara, non sarebbe stato possibile. Spiegare e capire come mai centinaia di uomini, ex militari del Regio Esercito, militi della M.S.V.N., giovani di leva e volontari, siano accorsi presso la Caserma “G. di Prampero” per andare a combattere sotto la bandiera tricolore una guerra già perduta è stato comunque semplice, la motivazione per quei giovani era sempre e solo una: DIFENDERE L’ITALIANITA’ DEL FRIULI. Con questo obiettivo Alpini e Bersaglieri, insieme alle Ausiliarie, si sono eroicamente immolati nel contrastare i partigiani slavi del IX Korpus dell’EPLJ, l’Esercito di Liberazione Popolare Jugoslavo, che non nascondeva certo il suo principale scopo: raggiungere, prima degli Alleati anglo-americani, le rive del Tagliamento e portare la linea del confine della nascente Jugoslavia fino a quel fiume. Appoggiate nelle rivendicazioni territoriali da Stalin e supportate militarmente dagli Alleati, le truppe di Tito non avevano davanti a loro che un flebile argine al loro dilagare, un argine composto unicamente da quei pochi reparti delle Forze Armate della R.S.I. che lottarono sino alla fine per la salvaguardia dei sacri confini conquistati alla fine della prima guerra mondiale.
Tra quei pochi reparti un posto di primo piano spetta al Reggimento Alpini “Tagliamento”, un Reggimento che ha bagnato con il sangue di centinaia di Alpini, Bersaglieri e Ausiliare la terra friulana per difenderla dalla marea slavo-comunista. E pensare che ancora pochi anni fa c’era chi, esponente nazionale dell’A.N.A., sulla rivista mensile dell’Associazione “L’Alpino”, rispondeva per iscritto, a precisa domanda, che il Reggimento “Tagliamento” della R.S.I. NON ERA MAI ESISTITO!!!! Questa risposta non era altro che la chiosa ai decenni di emarginazioni, umiliazioni, soprusi, prevaricazioni, subite dai Reduci di questo glorioso Reggimento.
Questo libro nasce con l’unico scopo di ricordare tutti quei Valorosi che combatterono nelle file del “Tagliamento”, con la certezza di combattere una guerra perduta, ma con la ferma decisione di tentare di salvare la terra e proteggere la gente della loro regione, il Friuli. Sapevano perfettamente che se non fossero riusciti a resistere il tempo sufficiente per permettere alle truppe Alleate di arrivare fino a quella linea di difesa, la loro regione avrebbe dovuto sopportare sofferenze durissime e un futuro quanto meno fosco e foriero di tragici eventi. Si immolarono contro le avanzanti truppe slave, senza avere cambi e senza momenti di riposo, sempre pronti al combattimento e sempre vigili contro le imboscate, sempre pronti a ribattere colpo su colpo ad un nemico invisibile e sicuro della vittoria finale. E dopo la fine della guerra furono dimenticati dalle istituzioni civili e militari, cancellati dalla storia. Perlomeno questo era, è stato e, nelle intenzioni di molti, dovrebbe essere. Ma, fortunatamente, l’Associazione Reduci Reggimento Alpini “Tagliamento” da oltre sessant’anni continua indefessa a lottare contro il fragoroso silenzio che ha avvolto la storia del loro glorioso Reggimento e, con pubblicazioni e manifestazioni, mantiene vivo il ricordo del loro Reparto e onora i tanti Caduti che hanno immolato la loro vita per la difesa del Friuli e dei confini dell’Italia. Questo libro è quindi un ulteriore tassello, che si cementa a quelli posti dai Reduci del “Tagliamento” in tutti questi anni, con l’obiettivo di far conoscere la vera storia del Reggimento Alpini “Tagliamento” alle future generazioni, che purtroppo, non potendo apprendere dalla viva voce dei superstiti la verità, rischiano di conoscere la sola storia scritta dai vincitori, quasi sempre di parte e, in questo caso, non solo di parte, ma anche negazionista.

 

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