mirabello

 

Giovanni Enrico Scarrione
MIRABELLO, IL MONFERRATO E LA STORIA
Quasi diario di 2000 anni scritto da un mirabellese
17x24 cm, pp. 160, € 10,00

Premessa
Erano i primi anni cinquanta, durante le vacanze di Pasqua, ed era una mattinata luminosissima. Il sole, ancora basso all’orizzonte, era di uno splendore accecante. Inforcata la bicicletta, seguendo la strada della Madonna, ero salito fino all’Acquedotto. Passato attraverso al filo spinato che cingeva la costruzione, mi ero arrampicato in cima al torrino.
Con le spalle alla pianura, avevo davanti a me la valle dei rii Garavalde e Campostrina. Alla mia destra la diruta torre di Castelgrana, il gruppo di case delle cascine Castello, più sotto il campanile della chiesetta della Madonna della Neve e più avanti, quasi all’orizzonte, quello dell’antica pieve di San Giovanni di Mediliano, il lungo rettifilo dell’antica strada dei Cavallari con la macchia nera dei boschi della Firata, il rosso cascinale di Albareto, proprio ai piedi della collina di Annibalini con il profilo della torre della casa del Capitano. Più a sinistra il Bersaglio, quasi contro il Bricco delle Cave che con il ciuffo di alberi del suo cucuzzolo nascondeva le torri di Lu. Ancora più a sinistra la ciminiera della fornace Vanotti e più in là quella della fornace Gioglio, proprio davanti al cimitero. In fondo il dito puntato al cielo della torre di San Salvatore. Ai miei piedi, sprofondato nel verde, il paese, con la cupola a cipolla del campanile maggiore che rifletteva i raggi mattutini.
Forse l’origine del nome MIRABELLO parte proprio da qui. Dalla visione di questo stupendo paesaggio.
E nella mia immaginazione vedevo un antico viandante, stupito, che, rivolgendosi al suo compagno diceva: «Mira che bello!». «Si, è proprio bello». «Ci fermiamo qui, e chiamiamo questo posto: Mirabello.».
I documenti, sempre più rari man mano che ci si allontana indietro nel tempo, non danno spiegazioni sull’origine del nome del nostro paese. (Perciò mi piace pensare che sia il risultato dell’ammirazione di antichissimi viandanti, la stessa che io ho provato tante volte salendo sulla collina dell’Acquedotto).
Voglio però qui anche citare l’opinione del più illustre degli studiosi che si è occupato del nostro paese: il dottor Giuseppe Aldo di Ricaldone. Egli scrive: «Possiamo affermare con sicurezza che il nominativo potrebbe essere di origine romana e ricordare un TEMPLUM MIRABILE ad esempio divo Jovi dicatum, o a qualche altra divinità. Occorre tener presente che Mirabello si trova a pochi chilometri da Occimiano, l’antico VICO JADATINO, romanizzato, e da Lu, pure località non estranea alla civilizzazione romana. Sappiamo anche che in certi recessi boscosi, in località agresti particolarmente suggestive sorgevano templi dedicati a divinità pagane e quindi nulla di più naturale che dove oggi sorge il paese di Mirabello si ergesse un tempio dedicato a qualche deità gentile. Infatti soltanto con un TEMPLUM l’aggettivo MIRABILE trova adeguata sintonia. Quindi a nostro giudizio Mirabello avrebbe tratto il nome da un sacello sacro che sorgeva lungo la strada romana che da Occimiano (Vico Jadatino) tendeva a Valenza e si diramava a Lui (Lu) ed a Quargnento, località dove si trovano chiare tracce di romanità. L’appellativo di TEMPLUM disparve e rimase soltanto il MIRABILE che si trasformò in prosieguo di tempo in Mirabello.»

 

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