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Il regio Esercito nella bufera della rivolta albanese

INDICE
RINGRAZIAMENTI
PREMESSA di Alberto Galazzetti
PREMESSA di Stefano Antonelli
PARTE PRIMA
1. Le origini della “questione albanese”
2. Le guerre balcaniche e la nascita dell’Albania indipendente
3. Lo scoppio della grande guerra, lo sbarco italiano a Valona e il Patto di Londra
PARTE SECONDA
1. La costituzione del Corpo Speciale Italiano d’Albania
e il salvataggio dell’esercito serbo
2. Dallo sgombero di Durazzo al proclama di Argirocastro
3. Il 1918 e la fine della guerra
PARTE TERZA
1. Il dopoguerra - Le trattative diplomatiche del 1919
2. 1920 – Dalla diplomazia alla rivolta armata
3. Da maggio ad agosto – La rivolta
• 1-10 maggio - Il ripiegamento sulla costa dei presidi italiani
• 17 maggio – La protesta degli alpini e l’inizio dell’assedio di Tepeleni
• 5 e 6 giugno - Lo scontro di Quota 115 in Val Sushica
• 5 - 8 giugno – La distruzione dei presidi di Giormi,
Passo Logora, Dasciai e Tepeleni
• 10 giugno - Attacco a Valona
• Il “fronte interno”: tensioni e disordini sociali.
L’ammutinamento degli arditi dell’11 giugno
• La sortita italiana del 19 e 20 giugno
• 26 giugno - La rivolta dei bersaglieri ad Ancona
• 29 giugno – Brindisi, gli arditi nuovamente in rivolta
• Gli scontri del 23 luglio a Valona e l’azione del 1° Reggimento d’assalto
4. Termina l’occupazione italiana: il bilancio di sei anni
APPENDICE
I decorati durante le operazioni in Albania dell’anno 1920
• Le medaglie d’oro al valor militare
• Le medaglie d’argento al valor militare
• Le medaglie di bronzo al valor militare
• Le croci al valor militare
BIBLIOGRAFIA

Alberto Galazzetti - Stefano Antonelli
IL REGIO ESERCITO NELLA BUFERA DELLA RIVOLTA ALBANESE
(maggio-agosto 1920)

160 pp., oltre 120 foto in b/n, 16,5 x 24 cm, € 20,00


Il Regio Esercito italiano sbarcò per la prima volta in Albania il 26 ottobre 1914, per una missione umanitaria: il soccorso alla popolazione civile, colpita da un’epidemia di colera, e ai 25.000 profughi provenienti dall’Epiro che cercavano scampo ai massacri perpetrati dai greci.
Negli anni seguenti la presenza italiana andò vieppiù rafforzandosi, in ragione soprattutto dell’importanza che, durante la Grande Guerra, il fronte albanese venne ad assumere quale baluardo al predominio austriaco sull’Adriatico. In particolare, nell’estate del 1918 ebbero luogo violenti combattimenti, nei quali rifulse il valore della cavalleria italiana: non furono solo 2 reggimenti, il 22° Cavalleggeri di Catania e il 30° Cavalleggeri di Palermo, ad essere decorati al valor militare, ma anche – caso unico nella storia dell’Arma – un singolo squadrone, lo Squadrone Sardo.
Finita la guerra, l’incertezza della politica estera italiana e il nascente nazionalismo albanese posero le condizioni da cui scaturì una rivolta che nulla ebbe ad invidiare, quanto a violenza ed estensione, alla sollevazione delle tribù libiche del 1915.
In particolare, tra il maggio e l’agosto del 1920 il Regio Esercitò dovette affrontare la ribellione di migliaia di armati. Nonostante il valore dimostrato dalle poche forze presenti in Albania - tra cui si distinsero gli arditi del 1° Reggimento d’assalto e gli alpini del 6° Raggruppamento - la situazione si fece ben presto disperata perché il Governo italiano, incapace di fornire un’adeguata risposta politica, abbandonò al proprio destino le scarse truppe ivi dislocate.
Alla fine, se gli italiani dovettero lasciare l’Albania non fu certo per una sconfitta militare; infatti, come scrisse il generale Piacentini, “Nostre truppe hanno tutte fatto splendidamente loro dovere”.
Quale doveroso omaggio ad un valore di cui poco si è sinora trattato, integra il volume l’elenco completo – mai pubblicato prima d’ora – di tutti i decorati con medaglia d’oro, d’argento, di bronzo e croce al valor militare per le operazione del 1920 sul fronte – perché così può definirsi - della ribellione albanese.
Va però sottolineato che oggetto di narrazione non sono solo combattimenti ormai quasi dimenticati avvenuti su un fronte lontano, ma anche eventi ancora più sconosciuti che sconvolsero la vita civile in Italia.
Infatti, mentre in Albania soldati italiani davano prova di eroismo, in Patria, ove regnava un clima di gravi tensioni sociali, altri soldati italiani si rivoltavano in armi contro le Autorità per non partire per l’Albania: l’11 giugno gli arditi si ribellavano a Trieste, dando vita ad una rivolta in cui rimase ucciso un ufficiale, il tenente Giovanni Spano.
Dal 26 al 28 giugno furono invece i bersaglieri dell’11° reggimento a sollevarsi e, in unione a dimostranti delle sinistre, a mettere a ferro e fuoco Ancona, anche con atti – quali il mitragliamento di un treno in corsa – che ben potrebbero definirsi di livello terroristico e che provocarono numerosi morti e feriti.
Sempre gli arditi furono poi protagonisti di un’altra sommossa a Brindisi il 29 giugno, e 64 di loro vennero deferiti al tribunale di guerra per il reato di diserzione.
Questi eventi, di cui sinora poco si è trattato, vengono ora riscoperti ed ampiamente illustrati senza nulla nascondere. Ma vengono anche riportati alla loro giusta dimensione: ovvero quella di singoli episodi, sicuramente di estrema gravità ma, ciò nondimeno, solo episodi, che, se non giustificabili, sono quantomeno comprensibili - considerato il clima di torbidi politici che permeava la Nazione e a cui il Governo era incapace di far fronte - e che, come tali, non seppero intaccare in profondità la sostanza del Regio Esercito.
E gli stessi soldati che ne furono protagonisti seppero poi ampiamente riscattarsi col valore delle armi, una volta giunti in Albania. 

 

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