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Ambulanze fluviali

Mario Veronesi
AMBULANZE E OSPEDALI SULL'ACQUA
Dalle prime esperienze alla guerra 1915 - 1918
Formato 17x24, 60 pagine, 53 illustrazioni in b/n, brossura, € 12,00


Introduzione di Alberto Galazzetti

È con piacere che ho accettato di presentare quest’opera, nella quale Mario Veronesi espone il risultato delle ricerche che ha condotto su un argomento ancora molto poco conosciuto, che potremmo sinteticamente riassumere come la storia del soccorso sanitario sulle acque interne, dalla nascita - sul finire del XIX secolo - sino agli inizi del secolo successivo, e in particolare sino alla Grande Guerra.
Poco conosciuto non solo dai più, ovvero dal grande pubblico, ma anche dagli “addetti al settore”, e cioè dagli operatori del volontariato nel settore sanitario.
Infatti, se è vero che, principalmente grazie alle pubblicazioni uscite negli ultimi anni a cura degli Uffici Storici sorti in molti Comitati di Croce Rossa, e soprattutto alla monumentale collana “Sociologia e storia della Croce Rossa” curata dal prof. Costantino Cipolla e dal compianto prof. Paolo Vanni per i tipi della Franco Angeli, si sta sempre più diffondendo la conoscenza dell’operato e delle origini della Croce Rossa, l’Associazione alla quale si deve sia l’impulso iniziale che diede origine ai convogli-ospedale fluviali, lacuali e lagunari sia l’allestimento della gran parte di questi natanti, è altrettanto vero che mancava, sino ad ora, un’opera che affrontasse organicamente la tematica.
E proprio l’organicità della trattazione è la caratteristica che per prima si coglie nell’esposizione di Veronesi, che col suo attento lavoro di ricostruzione mette ben in luce l’evolversi cronologico di questa particolare forma di soccorso, indirizzata a differenti tipologie di destinatari.
Infatti, anche se pensati per il trasporto e la cura dei feriti in caso di conflitto (la Croce Rossa era nata “per il miglioramento della sorte dei feriti”, come si legge nella Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864), questi convogli non poterono essere testati sul campo di battaglia in quanto l’Italia in quel periodo era impegnata unicamente, sul piano bellico, dagli scontri in corso, con differente grado di intensità, nella colonia Eritrea e nel protettorato della Somalia.
Persistendo dunque il tempo di pace, questi peculiari convogli vennero sin da subito impiegati a favore della popolazione civile, per prestare assistenza ospedaliera agli abitanti delle località poste lungo le rive dei grandi corsi e specchi d’acqua. Va infatti ricordato che, sul finire dell’800, i residenti nelle zone rurali erano spesso, di fatto, per ragioni di distanza dai grandi centri abitati, di scarsità delle vie di comunicazione e della situazione di diffusa, estrema povertà, esclusi dal sistema di protezione sanitaria, che per questa fascia della popolazione era rappresentato soprattutto da organizzazioni su base territoriale o lavorativa, come le Società di Mutuo Soccorso e le Opere Pie.
Un altro aspetto su cui Veronesi si sofferma e che ben mette in luce è lo stretto legame che univa queste strutture naviganti alla società civile: infatti, non solo erano volontari tutti i membri dell’Associazione della Croce Rossa che prestavano la loro opera a bordo dei convogli, per garantire agli assistiti le cure mediche e infermieristiche e per far funzionare e mantenere in efficienza, sotto il profilo tecnico, il complesso apparato dei convogli, ma, proprio sotto quest’ultimo profilo, costituiva un ausilio imprescindibile il supporto assicurato, durante la navigazione e sempre volontariamente, dagli appartenenti alle varie società remiere aventi sedi nelle località poste lungo il percorso dei convogli. Tra queste associazioni, un ruolo di primo piano fu quello della Società Canottieri Ticino, che a Pavia ebbe l’onore e l’onere di ospitare presso il proprio imbarcadero la stazione (questa la denominazione corretta) per i convogli.
Poco più di vent’anni dopo, il primo conflitto mondiale costituì il banco di prova, sotto il profilo dell’assistenza ai militari feriti, per queste particolari strutture sanitarie della Croce Rossa che, passate alle dipendenze delle autorità militari, diedero buona prova di efficienza, trasportando nel complesso, soprattutto nelle acque della laguna e dei canali veneti, diverse decine di migliaia di soldati malati o feriti, trasferendoli dai treni-ospedale alle strutture sanitarie di ricovero o da un ospedale all’altro. Durante il periodo bellico, ai convogli della Croce Rossa si aggiunsero anche quelli mobilitati direttamente dal Regio Esercito e dalla Regia Marina, molto utilizzati in particolare per lo sgombero dei feriti appartenenti ai reparti della Regia Marina trincerati a difesa del Basso Piave.
Molto interessante anche la trattazione, a latere, di un argomento quasi misconosciuto della Grande Guerra, ovvero l’organizzazione della logistica militare sulle vie d’acque, che permise la movimentazione, mediante l’utilizzo di più di 1.500 natanti, di un milione e mezzo di tonnellate di materiali vari, che si rivelarono preziosissimi per garantire la resistenza nella zona del Basso Piave.
A completamento del volume, Veronesi inserisce un ricco e stimolante apparato iconografico, comprendente, tra l’altro, numerose e belle immagini, spesso inedite, che arricchiscono il testo permettendoci di conoscere e apprezzare, anche visivamente, una realtà ormai lontana ma che ha costituito un tassello significativo nella storia della Croce Rossa e della città di Pavia. Una realtà, si può aggiungere a conclusione, dalla quale traggono idealmente origine le idroambulanze che ancora oggi prestano servizio a Venezia, Procida, Ischia e Capri per i servizi di urgenza ed emergenza medica e per i trasporti non urgenti.